L'Italia è una regione relativamente ricca di piante carnivore.
La nostra flora annovera infatti una ventina di specie diverse, alcune delle
quali endemiche.
In passato (fino alla prima metà del '900) la maggior parte di esse era
piuttosto diffusa, data la relativa abbondanza dei luoghi adatti alla loro
crescita.
Negli ultimi 70 anni, però, lo sviluppo umano in Italia si è fatto sempre
più rapido e vaste zone del nostro territorio, prima considerate
inutilizzabili, sono state bonificate e sfruttate economicamente
(agricoltura, edilizia, impianti sportivi...).
Molte di queste zone erano proprio gli ambienti umidi che ospitavano le
piante carnivore; se alcuni erano oggettivamente malsani e pericolosi per la
salute umana, è anche vero che la maggioranza di essi è stata distrutta
perché giudicata di nessun valore così com'era.
E quindi oggi gli habitat adatti alle nostre piante si sono drasticamente
ridotti: le paludi di pianura sono ormai praticamente inesistenti e quelle
rimaste sono per lo più pesantemente inquinate ed eutrofizzate.
Nelle zone montane, di minore interesse agricolo ed edilizio, la natura si è
conservata meglio.
Con lo sviluppo del turismo e l'abbandono delle tradizionali pratiche
agricole essa sta però subendo forti pressioni da parte dell'uomo.
Quello che stupisce è che, nonostante oggi l'amore per la natura stia
crescendo nella gente grazie ad una nuova coscienza ambientalista, fino a
non molti anni fa quasi inesistente, la distruzione continui sempre più rapida.
Ciò è dovuto in parte alla sempre maggior efficienza dei mezzi umani e alla
maggior ricchezza; in parte anche ad un indirizzare l'interesse della gente
verso pochi problemi, spesso di marginale importanza nella conservazione
della natura.
In conseguenza di tutto questo alcune specie di piante carnivore sono
gravemente minacciate di estinguersi in Italia (se non l'hanno già fatto) ed
altre non hanno buone speranze per il futuro.
Preso atto di questa tendenza, l'AIPC ha deciso di istituire un "progetto
conservazione" che mira a cercare dei modi per intervenire su tale fenomeno.
I mezzi a disposizione dell'AIPC sono pochi perché l'associazione è ancora
piccola e non dispone di fondi; essa è tuttavia l'organismo più interessato
alla salvaguardia delle piante carnivore e non può esimersi dal fare ogni
ragionevole sforzo in tal senso.
Si è pensato pertanto di muoversi in due direzioni.
- La prima mira a sensibilizzare il maggior numero possibile di persone ai
problemi delle piante carnivore italiane.
Questo è forse l'obiettivo più importante: pochi sanno della loro esistenza
in Italia. Spesso si crede siano organismi che vivono in lontane contrade
tropicali e che da noi si possano coltivare solo in serre appositamente
equipaggiate; non immaginano di potersele trovare davanti durante una
passeggiata sui monti!
Dato che la gente non le conosce, non si preoccupa neppure della loro sorte
e la loro distruzione passa sotto silenzio.
Tale sensibilizzazione è rivolta in primo luogo ai soci AIPC che, essendo
già appassionati di carnivore, possono apprezzare appieno i piccoli gioielli
che la nostra flora offre, imparando a conoscerli, rispettarli e proteggerli.
In secondo luogo ci si impegnerà a far conoscere le carnivore italiane a
quante più persone possibile, in modo che possa crearsi una coscienza più
attenta a questo aspetto della natura ancora così poco conosciuto.
Per far ciò l'AIPC ha deciso di scrivere un libro sulle piante italiane.
I membri che hanno aderito all'iniziativa si occuperanno di raccogliere sul
campo i dati e le immagini necessarie (e tale opera servirà anche a coloro
che la compiono per conoscere meglio i vegetali che osservano) che verranno
poi riuniti in un lavoro che si prospetta molto interessante e promettente.
- La seconda direzione in cui l'AIPC ha deciso di muoversi è quella di creare
una raccolta di dati sulle varie specie per poterne monitorare la salute e
per potere eventualmente intervenire nei casi di minaccia quando sarà
possibile farlo.
I dati, che verranno raccolti durante le spedizioni sul campo, verranno
mantenuti riservati e resi disponibili per serie attività di salvaguardia e
studio solo dopo l'approvazione unanime del Consiglio Direttivo dell'AIPC.
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